Uno Scorcio di Roma

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mercoledì 21 giugno 2017

Le cadute


Ogni viaggio ha i suoi alti e bassi, i suoi momenti belli ed i suoi momenti brutti.
Ogni viaggio, anche quello studiato nei minimi particolari, ha le sue "sorprese", quegli inconvenienti, piccoli o grandi che siano, che fanno fermare l'ingranaggio e scombinano i piani.
Sono proprio queste difficoltà quelle che rimangono più impresse nella memoria e che, a distanza di tempo, ti fanno sorridere nel ricordo.  "Ce la siamo cavata, anche quella volta!" è il commento.
Ogni viaggio ha poi le sue rinunce e le sue perdite. Le CADUTE. Quella volta che no, non sei riuscito ad andare avanti e ti sei dovuto sedere ed aspettare. Aspettare che passasse quel malessere, per poi ripartire. Soste più o meno lunghe
La mia sosta è iniziata con un'attesa di 45 minuti in un bianco corridoio di ospedale. Una porta blu mi separava dalla stanza dove mia madre veniva esaminata da dei macchinari che dovevano stabilire "quanto" fosse malata. Non li ho raccontati mai a nessuno, quei 45 minuti. 45 minuti in cui ho pregato incessantemente, ho stretto i pugni fino a farmi diventare le dita viola ed a farmi dolere i muscoli. 45 minuti in cui ho chiesto solo e soltanto che lei non stesse poi così male, che quello fosse solo uno di quei inconvenienti da ricordare a distanza di tempo.
Poi si è aperta la porta. E la mia vita si è fermata. E sono caduta.
In quell'esatto momento, dentro di me è crollato tutto. Fuori sono rimasta quella "forte", quella a cui appoggiarsi, la "luce del cammino". Ma ero solo un guscio vuoto , che una volta terminato il suo compito (mia mamma se ne è andata un anno e mezzo dopo) è collassato su se stesso. La vita ha continuato a scorrere intorno a me. Il sole sorgeva e tramontava, il vento sfiorava la mia pelle, l'acqua mi bagnava, ma io non sentivo nulla .Mi sono seduta e non volevo più ripartire. Ero stanca di viaggiare. Per cosa? mi chiedevo. Perchè?
Poi mi sono ricordata cosa mi  aveva detto mia mamma un giorno mentre parlavamo di cosa avrei fatto "dopo" ed io, piangendo, la scongiuravo che non ci volevo pensare. Lei mi chiese: "Perchè piangi? Per me o per te?" ed io risposi che piangevo per tutti i posti che non avremmo visto insieme, e perchè non  avremmo avuto il tempo di fare insieme tutte le cose che desideravo farle fare. Lei mi disse: "Le faremo insieme lo stesso, invece. Perchè ovunque sarai e mi penserai, sarò con te".
Ed allora, lentamente, mi sono rialzata e mi sono rimessa in cammino. Ancora a volte vacillo, e mi siedo, ma sto in piedi e viaggio, così come avrebbe voluto lei.
Oggi aspetto di nuovo, un' altra prova mi attende. Mi piacerebbe dirvi che ho meno paura , ma non è vero. Spero solo di aver imparato a cadere.......